SAYUL_ITALY
Alessia Pavani & Angela Piromalli
24 Feb 2022
Views 28

Link per la bozza di Wikipedia, in attesa che venga (speriamo) pubblicata: https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Bozza:Kayag%C5%ADm&oldid=125876177



Il Kayagŭm (伽 倻 琴, 가야금) o Kayago (伽 倻고, 가얏고)  è uno strumento a corda tradizionale coreano appartenente alla famiglia delle cetre. La parola “Kaya” si riferisce all’antico regno coreano, situato nella regione meridionale della penisola, mentre invece “gŭm” significa cetra.


INDICE

  • 1Storia
  • 2Struttura e caratteristiche
  • 3Tecnica
  • 4Note
  • 5Riferimenti
  • 6Link Esterni


Storia

L’origine esatta del kayagŭm è ancora ignota. Esistono diverse teorie e dibattiti che riguardano la sua genesi, ma non c’è nessuna certezza a causa della mancanza di materiale sufficiente. La parola kayagŭm appare per la prima volta nel Samguk Sagi, nella sezione dell’Akji. La risorsa storica riferisce che nel sesto secolo il re Kasil di Kaya creò il kayagŭm ispirandosi al guzheng cinese, e ordinò al musicista di corte Urŭk di comporre delle canzoni per il nuovo strumento.[1] Quando Kaya precipitò nel caos, Urŭk scappò portando con sé lo strumento e trovò rifugio nel vicino regno di Silla, alla corte del re Chinhŭng (540-576). I brani a lui attribuiti vennero trasmessi e riarrangiati dai suoi allievi Pŏpchi, Kyego, Mandŏk per poi divenire parte del repertorio della musica di corte di Silla. Non si sa che suono avessero le composizioni di Urŭk , perché soltanto il loro titolo è giunto sino a noi.[2]

Nonostante la testimonianza del Samguk Sagi, la teoria del re Kasil come inventore del kayagŭm è poco credibile.[3] Non esistono molte informazioni su di lui nelle documentazioni storiche - non si sa di quale dei sei regni di Kaya fosse il re, né il periodo esatto del suo regno.[4]

Inoltre, le risorse letterarie e i ritrovamenti archeologici indicano che nella penisola coreana esistevano già degli strumenti musicali paragonabili al kayagŭm molto prima del sesto secolo. In tal senso, il riferimento più antico agli strumenti a corda della penisola coreana è registrato all’interno del Sanguozhi.


[Gli abitanti di Pyŏnjin] amano la danza e le bevande alcoliche. Hanno un tipo di cetra, detto sŭl (瑟) che nella forma ricorda molto il ch’uk (筑).[5]

(Sanguozhi, Biografie dei Wuhuan, Xianbei, e Dongyi, volume 30 del Libro di Wei)



La parola “sŭl,” rappresentata dal carattere cinese 瑟, è la pronuncia coreana del se, un’antica cetra cinese. Tuttavia, secondo gli studiosi, in questo passaggio “sŭl” si dovrebbe interpretare come un nome generico per indicare le cetre. Di conseguenza, risulta chiaro che nell’opera di Chen Shou, all’epoca di Pyŏnjin nella penisola coreana esistevano strumenti a corda (sŭl 瑟) e questi strumenti erano simili al ch’uk (筑). La parola “ch’uk” è la pronuncia coreana dello zhu,[6] anch’esso un antica cetra cinese.  Il Sanguozhi usa il nome di strumenti cinesi per descrivere la musica della Corea antica, probabilmente perché se ne ignorava il nome originale. Attualmente, tra i musicisti di musica classica coreana gli strumenti a corda menzionati nel Sanguozhi e, più in generale, le antiche cetre coreane, sono conosciute con il nome “ko.”[7]

La presenza di strumenti a forma di cetra nella penisola coreana, ben prima del sesto secolo, è ulteriormente confermata dai reperti archeologici. In primo luogo alcune delle statuine in argilla di Silla (t’ou) mostrano persone che suonano strumenti a corda simili al kayagŭm. L’esempio più famoso è un vaso di ceramica noto come “t’oujangshik changgyŏngho,” il quale somiglia molto sia al kayagŭm descritto nell’Akhak Kwebom così come al moderno chŏngak kayagŭm.[8]

In secondo luogo, all’interno del documento giapponese Nihon Shoki si narra l’arrivo da Silla di musicisti che portarono con sé strumenti a corda, in occasione del funerale dell’Imperatore Ingyō nel 453. Ci potrebbe essere una connessione tra questo avvenimento storico e il shiragikoto preservato nel deposito Shōsōin a Nara, introdotto in Giappone attorno all’ottavo secolo.

Alcuni esperti come Kim Sŏng-Hye[9] e Song Bang-Song[2] tuttavia, ritengono che non sia corretto considerare kayagŭm i prototipi sopra menzionati, ma che si tratti in realtà di precursori della cetra odierna.

In generale, il gruppo di studiosi sopra citati ritiene che il kayagŭm sia uno strumento indigeno e che si sia evoluto dagli antichi "ko." D'altra parte vi sono diverse teorie sulla genesi del kayagŭm tra gli etnomusicologi e, per alcuni in particolare, esso sarebbe uno strumento che si è originato all'estero.

Ad esempio, il giapponese Hayashi Kenzo[10] ha affermato che il kayagŭm discende dall'introduzione degli strumenti cinesi nella penisola. Lo studioso Kim Yŏngun,[11] analizzando l'antico strumento cinese "zhu" ha osservato, sulla base dei disegni presenti sul Sancai Tuhui, che esso deriverebbe dal valiha del Madagascar. Il valiha si sarebbe diffuso giungendo nel Sud-Est Asiatico ed entrando in contatto con la famiglia di strumenti “ch’uktonggŭm." Successivamente, lo strumento sarebbe stato introdotto in Cina diventando noto con il nome "zhu" per poi approdare nella penisola coreana dell'epoca di Pyŏnjin. Infine, Yi Yongsik[12] ha ipotizzato che i discendenti del kayagŭm siano giunti dall’India, passando attraverso le vie della Seta marittime.

Struttura e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il kayagŭm è uno strumento a corde pizzicate, appartenente alla famiglia delle “cetre a mezzo tubo eterocordi” che corrisponde al codice 312.22 secondo il metodo di classificazione Hornbostel-Sachs.[13] Si tratta di una famiglia di strumenti musicali tipica dell’Asia Orientale che include il guzheng cinese, il koto giapponese, lo yatga mongolo, e il đàn tranh vietnamita. Fa parte di questo gruppo anche il kŏmungo, un altro strumento a corda coreano dalla struttura simile al kayagŭm.

Il timbro dello strumento assomiglia a quello di una chitarra o di un’arpa, con un suono limpido, morbido, e delicato. Esso è di solito suonato stando seduti per terra con un’estremità sul pavimento e l’altra appoggiata sulle ginocchia. In alternativa, il musicista può suonare seduto su una sedia con il kayagŭm fissato a un supporto.

Il pollice, l’indice e il dito medio della mano destra pizzicano o colpiscono le corde, la mano sinistra invece si occupa di modificare l’intonazione del suono o degli abbellimenti, chiamati nonghyŏn.[14]

Nella musica tradizionale coreana (gugak) vi sono due tipi di kayagŭm con 12 corde che si distinguono per forma e misura differenti: il chŏngak kayagŭm e il sanjo kayagŭm. Il primo si usa nella musica di corte e aristocratica (p'ungnyu) ma anche in composizioni moderne, il secondo è impiegato nella musica sanjo e folcloristica, ed anche in esibizioni da solista. Negli ultimi secoli, sono stati sviluppati altri tipi di kayagŭm in base al numero di corde (12, 18, 25), al registro (acuto, intermedio, grave), e al materiale delle corde. Negli anni più recenti è anche stato sviluppato un tipo di kayagŭm elettronico.



Chŏngak Kayagŭm conservato al National Gugak Museum di Seoul.


Il chŏngak kayagŭm (noto anche come pŏpgŭm o p’ungnyu kayagŭm) è la cetra più antica all’interno della famiglia di kayagŭm. La cassa armonica è ricavata da un singolo blocco di legno di paulownia. La distanza tra una corda e l’altra è relativamente ampia grazie alla cassa di risonanza che è più grande rispetto al sanjo kayagŭm, in questo modo anche la diteggiatura non è altrettanto virtuosistica. Si utilizza per suonare brani a tempo moderato, o con passaggi meno complessi, come ad esempio Yŏngsanhoesang, Yŏmillak, Pohŏsa, Todŭri, e gli accompagnamenti di kagok. Le corde sono più spesse per cui il registro è più basso con un timbro più intenso. Una caratteristica distintiva del chŏngak kayagŭm è l’elemento a forma di T all’estremità della cassa armonica, denominato “yangidu” (corna di montone).


Il sanjo kayagŭm si è sviluppato durante il XIX secolo per essere usato nelle performance di musica sanjo, come suggerisce il nome. La struttura dello strumento è più piccola del chŏngak kayagŭm - e la distanza tra le corde è minore. Esse sono inoltre più sottili e producono un suono leggero e brillante. Per queste caratteristiche, il sanjo kayagŭm è indicato per essere suonato in pezzi più virtuosi con un ritmo maggiormente rapido. La tavola anteriore è fatta di legno di pauwlonia, invece per la tavola posteriore è di solito utilizzato materiale più duro come il legno di castagno.[15]



Sanjo kayagŭm conservato al National Gugak Museum di Seoul.



Ciascuna parte del kayagŭm ha un nome specifico, in particolare gli elementi più caratteristici sono i seguenti:

- Lo hyŏnch'im è una parte di legno rialzata sull’estremità destra del kayagŭm; lungo di esso si appoggia la mano destra per suonare.

- Gli anjok (o kirŏgi pal) sono ponticelli “mobili” che per la forma ricordano le zampe di un’ oca. Ognuna delle dodici corde del kayagŭm è sostenuta da questi ponticelli mobili, i quali servono a controllare e aggiustare l’intonazione. Essi dividono la corda in due parti: quella di destra coincide con l’area da pizzicare, quella di sinistra è la porzione in cui si possono eseguire con la mano sinistra varie tecniche di abbellimento del suono.

- Con il termine tolgwae si indicano i piccoli perni di legno a cui sono attaccate le corde, visibili nella tavola posteriore. Girandoli, si può regolare l’accordatura dello strumento.

- Il pudŭl è il gruppo di corde attorcigliate a forma di otto presenti sull’estremità sinistra della cetra. Quando si rompe una corda, si usano quelle che si trovano in questo punto per sostituirla.

- I fori di risonanza (ullim kumong) spuntano sulla tavola posteriore dello strumento - il chŏngak kayagŭm è caratterizzato da un unico ampio foro, il sanjo kayagŭm è invece costituito da due fori, uno a forma di sole e l’altro a forma di mezzaluna.[16]

- Le dodici corde (hyŏn) erano in origine fatte in filo di seta ma ora sono spesso fatte di materiale sintetico.[17]



Tecnica

Il kayagŭm deve avere l’estremità del pudŭl sul pavimento, l’altra è posizionata sulle ginocchia con hyŏnch'im e tolgwae alla destra di chi suona. Il tolgwae impedisce al kayagŭm di scivolare. La schiena è rilassata e dritta, mentre la mano destra è posizionata sullo hyonch’im.

La prima cosa da fare quando si suona il kayagŭm è accordare lo strumento. L'intonazione di una nota si può aggiustare spostando gli anjok - avvicinandoli il suono si alza, allontanandoli il suono si abbassa.



Sul pentagramma è rappresentata la nota di ciascuna corda del kayagŭm. Nell'ordine: re2, sol2, la2, re3, mi3, sol3, la3, si3, re4, mi4, sol4, la4. L'estensione è di due ottave e mezzo che comprendono il registro grave e intermedio.


Le note delle dodici corde sono nell'ordine: re sol la re mi sol la si re mi sol la. Occupano due ottave e mezzo della tastiera del pianoforte e si estendono in gran parte nell'area grave e intermedia.

Nel kayagŭm le corde si pizzicano con i polpastrelli, senza i plettri che di solito si usano nelle altre cetre asiatiche (come il koto o il guzheng). La mano destra suona le note, la mano sinistra modifica il suono emesso, producendo vibrazioni, rimbalzi, rilasci, flessioni.

Le tecniche di base impiegate nel kayagŭm sono il pizzicato, il colpo o schiocco, e il doppio colpo.

Il pizzicato (ttŭkki) si produce facendo vibrare la corda con il polpastrello, movimento che fa spostare la mano verso l’esterno, in direzione dello hyŏnch'im.

Il colpo (t'winggigi) si esegue congiungendo il pollice e l’indice. In particolare, l’indice è leggermente spostato verso il centro del pollice. Mantenendo questa impostazione di fronte alla corda da suonare, l’indice compie un rapido ed energico movimento in avanti (schiocco) colpendo così la corda. La notazione musicale che si usa per indicarlo è un piccolo cerchio o uno zero, e di solito lo si impiega per ripetere una nota.

Il doppio colpo è indicato con la notazione "8 0" e consiste nel colpire la corda prima con il medio e poi con l’indice, mantenendo l’impostazione del t’winggigi. In questo caso quindi, oltre all’indice, anche il medio è congiunto al pollice e spostato leggermente verso il centro.[18]

Battute finali del brano "Doraji" una canzone della tradizione folcloristica coreana. Il simbolo dello zero "0" sopra una nota indica che bisogna utilizzare la tecnica del t'winggigi. Si può notare che il simbolo 0 compare quando il suono viene ripetuto. In corrispondenza dei numeri "8 0" invece è impiegata la tecnica del doppio t'winggigi.




Nel chŏngak kayagŭm la tecnica della mano destra è relativamente semplice e delicata. Tre tecniche uniche di questo modello sono il ttŭl, il ssaraeng, e il sŭlkidong. Il ttŭl si esegue posizionando il pollice sotto la corda per poi colpirla con forza verso l’alto con l’unghia. Ssaraeng e sŭlkidong sono due modi di eseguire le ottave. La mano sinistra è piuttosto elaborata e si usa per creare varie sfumature di vibrato e per dare una sofisticata “piegatura” del suono. Ad esempio, nella tecnica detta “ch'usŏng” la corda si flette lentamente con il mignolo. In un’altra tecnica chiamata “apsŏng,” la corda si spinge verso il basso con un rapido movimento del dito, per poi tornare su in modo graduale.[19]



Note

  1. ^ Sim-on Sung, Korean Gayageum zither a practical guide, (Seoul: Minsokwon Korean Studies Series 6, 2009), 10..
  2. ^ Salta a:a b Bang-song Song, Korean Music: Historical and Other Aspects, Korean Studies Series no. 13, (Seoul: Jimoondang Publishing Company, 2000), 9..
  3. ^ Hee-sun Kim, Hee-sun Kim, Chaeng,kot'o,kayagŭm kaeryangŭi yŏksajŏk chŏn'gae [Modification Process and Historical Development of Zheng, Koto and kayagŭm in East Asia], (Seoul: Han'gukŭmaksahak'oe, 2008), 82., 2008.
  4. ^ Yŏngun Kim, Kayagŭmŭi yuraewa kujo, [The Origin and Structure of the Kayagŭm], (Seoul: Journal of the National Center for Korean Performing Arts, 1997), 6-7.
  5. ^ Maurizio Riotto, Storia della Corea dalle Origini ai Giorni Nostri, Bompiani, 2005, 54-55.
  6. ^ Link alla voce "zhu" in inglese:https://en.wikipedia.org/wiki/Zhu_(string_instrument)
  7. ^ Chaesuk Mun, Han'guk kodae hyŏnakki yŏn'gu, [A Study on Korean Ancient String Instruments] (Journal of the Society for Korean Traditional Musicology, 2002), 105.
  8. ^ Yongsik Yi, Tongashia chit'ŏryu hyŏnakkiŭi pigyoŭmak'akchŏk koch'al [Comparative study of East Asian zithers], (Seoul: Seoul National University, tongyangŭmakyŏn'guso, 2007), 248.
  9. ^ Sŏng-Hye Kim, Chŏngch'angwŏn shillagŭmi kayagŭmi anin iyu [Why Shosoin Sillageum is Not Gayageum But Sillageum], Seoul: The Journal of Korean Ancient History, 2017, 376-379.
  10. ^ Hayashi, Kenzo (林謙三). The Origin of Shiragigoto. Translated by Hwang Chunyŏn. Seoul: Seoul National University Tongyangŭmakyŏn'guso, 1984, 140.
  11. ^ Kim, Yŏngun. Kayagŭmŭi yuraewa kujo, [The Origin and Structure of the Kayagŭm]. Seoul: Journal of the National Center for Korean Performing Arts, 1997, 8-10.
  12. ^ Yi, Yongsik. Tongashia chit'ŏryu hyŏnakkiŭi pigyoŭmak'akchŏk koch'al. [Comparative study of East Asian zithers]. Seoul: Seoul National University, tongyangŭmakyŏn'guso, 2007, 251-253.
  13. ^ Link alla voce "List of musical instruments by Hornbostel Sachs number: 312.22" (in inglese).https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_musical_instruments_by_Hornbostel%E2%80%93Sachs_number:_312.22
  14. ^ Kim, Hee-Sun. Contemporary Kayagŭm Music in Korea: Tradition, Modernity and Identity. Seoul: Minsokwon Korean Studies Series 1, 2008, 52-56.
  15. ^ Kim, Hae-sook, “Gayageum”, in Traditional Korean Instruments: Practical Guide for Composers, translated by Kim Yu-seok, (Seoul: National Gugak Center, 2021), 24-25.
  16. ^ Sim-on Sung, Korean Gayageum zither a practical guide, 17-18.
  17. ^ Robert C. Provine, Kayagŭm, su Grove Music Online. URL consultato il 4 marzo 2021.
  18. ^ Istituto Culturale Coreano, Corso online kayagŭm proposto sul canale Youtube dell'Istituto Culturale Coreano, su Youtube.
  19. ^ [우리악기 톺아보기] 가야금 3강 - 정악 가야금 연주법 ②, su youtube.com.


Riferimenti

  • Hayashi, Kenzo (林謙三). The Origin of Shiragigoto. Translated by Hwang Chunyŏn. Seoul: Seoul National University Tongyangŭmakyŏn'guso, 1984.
  • Kim, Hae-sook. Traditional Korean Instruments: A Practical Guide for Composer, Gayageum. Translated by Kim Yu-seok. Seoul: National Gugak Center, 2021. https://www.gugak.go.kr/site/program/board/basicboard/list?boardtypeid=116&menuid=001003003006002&lang=en.
  • Kim, Hee-Sun. Contemporary Kayagŭm Music in Korea: Tradition, Modernity and Identity. Seoul: Minsokwon Korean Studies Series 1, 2008. ISBN: 8956386056, 9788956386058
  • Kim, Hee-Sun. Chaeng,kot'o,kayagŭm kaeryangŭi yŏksajŏk chŏn'gae 쟁,고토,가야금 개량의 역사적 전개 [Modification Process and Historical Development of Zheng, Koto and Kayagŭm in East Asia]. Seoul: Han'gukŭmaksahak'oe, 2008.
  • Kim, Sŏng-Hye. Chŏngch'angwŏn shillagŭmi kayagŭmi anin iyu 정창원 신라금이 가야금이 아닌 이유 (Why Shosoin Sillageum is Not Gayageum But Sillageum). The Journal of Korean Ancient History 한국고대사연구 (88). Seoul: Society for Korean Ancient History 한국고대사학회, 2017.
  • Kim, Yŏngun. Kayagŭmŭi yuraewa kujo 가야금의 유래와 구조, [The Origin and Structure of the Kayagŭm]. Seoul: Journal of the National Center for Korean Performing Arts, 1997.
  • Mun, Chaesuk. Han'guk kodae hyŏnakki yŏn'gu - sanggoshidaebut'ŏ t'ongilshillashidaekkajirŭl chungshimŭro, 한국 고대 현악기 연구 - 상고시대부터 통일신라시대까지를 중심으로 [A Study on Korean Ancient String Instruments]. Journal of The Society for Korean Traditional Musicology 한국전통음악학 (3). Seoul: The Society for Korean Traditional Musicology 한국전통름악학회, 2002.
  • Song, Bang-Song. Korean Music: Historical and Other Aspects. Korean Studies Series no. 13, Seoul: Jimoondang Publishing Company, 2000. ISBN: 8988095138
  • Sung, Sim-on. Korean Gayageum Zither: A Practical Guide. Seoul: Minsokwon Korean Studies Series 6, 2009. ISBN: 978-89-5638-756-7
  • Yi, Yongsik. Tongashia chit'ŏryu hyŏnakkiŭi pigyoŭmak'akchŏk koch'al. 동아시아 지터류 현악기의 비교음악학적 고찰[Comparative study of East Asian zithers]. Seoul: Seoul National University, tongyangŭmakyŏn'guso, 2007.


Link Esterni

Sanguozhi, Biografie dei Wuhuan, Xianbei e Dongyi, Libro di Wei, Volume 30. https://chinesenotes.com/sanguozhi/sanguozhi030.html [in lingua cinese].

Canale youtube dell'Istituto Culturale Coreano, sezione dedicata al "Corso di Gayageum": https://www.youtube.com/watch?v=P94inX6H5Uk&list=PLpmmwWgyYcsSyApQhKWZKWIeLoXufDTTa.

Sito web del National Gugak Center, sezione "Traditional Korean Instruments: A Practical Guide for Composers": https://www.gugak.go.kr/site/program/board/basicboard/list?boardtypeid=116&menuid=001003003006002 [in lingua inglese].

Elena Olga Calanna
24 Feb 2022
Views 24

Topic: Doljanchi

Writers: Calanna Elena Olga, Cidda Elisa, Oliver Kathleen (Italy Team Rome)

Short Explanation:  article in Italian for Wikipedia Italy about Doljanchi 

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Doljanchi


Quadro generale

Il dol o doljanchii è una tradizione coreana che celebra il primo compleanno e ancora oggi è festeggiata dalle famiglie coreane. Il festeggiato indossa un particolare tipo di hanbok (dolbok) con un copricapo tradizionale: le bambine il gulle e i bambini l’hogeon.

Secondo la tradizione, la mattina del compleanno la famiglia si riunisce davanti al samsinsang, un tavolo allestito per le divinità della gravidanza e parto (Samsin halmeoni, cor: 삼신할머니), e rendono grazie servendo riso, zuppa di miyeok (miyeok-guk, cor: 미역국) e torte di riso (tteok, cor: 떡). La festa vera e propria inizia con l’arrivo di parenti e amici e culmina con il doljabi, in cui il festeggiato è incoraggiato a scegliere uno degli oggetti posizionati sul tavolo (tradizionalmente: arco e freccia, libro e pennelli, riso e denaro, forbici e righello) – in base all’oggetto scelto, viene predetto il futuro del festeggiato. Per la maggior parte delle famiglie coreane, questa celebrazione è uno degli eventi familiari più importanti poiché si ritiene che sia strettamente correlato alla salute e la felicità del loro giovane membro della famiglia.


Origine storica

Questa ricorrenza ha origine durante la dinastia Joseon, periodo in cui il tasso di mortalità infantile entro un anno dalla nascita era molto alto. Per questo motivo, superare il primo anno di vita era un importante traguardo degno di essere festeggiato in grande. 


Cibi tradizionali 

La cerimonia del doljanchi si apre con il banchetto, chiamato in coreano dolsang (cor: 돌상) e dedicato alla divinità Samsin (cor: 삼신), considerata il nume tutelare dei bambini. Il bambino è seduto al centro, vestito con l’hanbok, e il cibo imbandito davanti a lui o lei consiste in una varietà di gnocchi di riso, chiamati rispettivamente: baekseolgi, susupatteok, injeolmi, and songpyeon. Il riso, infatti, è considerato un alimento molto importante nella cucina coreana, anche in conseguenza al fatto che scarseggiava in passato. Il termine baekseolgi (cor:백설기) deriva dai caratteri cinesi baek (cin: 白) - questi ha doppio significato, sia di bianco che di cento, sol che significa neve (cin: 雪), e gi (cin: 只), gnocco di riso, la cui funzione era, quindi, sia ricordare il colore della neve, che, nondimeno, augurare al bambino una vita lunga cento anni. I Susupatteok (cor: 수수팥떡), invece,

sono gnocchi di riso a base di fagioli rossi che, per via del loro colore rossastro, si pensava essere dotati di valore apotropaico (allontanare gli spiriti maligni). L’injeolmi (cor: 인절미) sono un altro tipo di gnocchi di riso ricco di glutine, cotto a vapore e lavorato fino ad ottenere una consistenza collosa. Infine, i songpyeon (cor: 송편) sono gnocchi, alcuni con aggiunta di ripieni e altri senza, che augurano al bambino una crescita fruttuosa, sia per il carattere che per la costituzione fisica. Oltre ai songpyeon vengono preparati anche i noodles, i quali, per via della forma allungata e sottile, simboleggerebbero longevità. Sul tavolo si può trovare anche della frutta che simboleggia prosperità. 

 

Doljabi, il significato degli oggetti

La tradizione del doljabi risale all'antica Cina, ma in Corea ha iniziato a diffondersi ampiamente durante il periodo Joseon, dapprima tra i membri della famiglia reale e, col tempo, anche tra le famiglie della gente comune. Il termine doljabi deriva dal coreano dol (cor: 돌), che significa il “primo compleanno del bambino”,  jab (cor: 잡), che significa “afferrare”, e -i (cor: 이), la particella del soggetto. Il doljabi, infatti, consiste nel rituale dell’afferrare un oggetto posto sul tavolo, da parte del bambino o della bambina vestiti in hanbok, l’abito tradizionale coreano. Si fa risalire questa usanza all’antica Cina, poi diffusasi in Corea durante il periodo Joseon. In base al genere del bambino venivano posti sul tavolo oggetti quali carta, pennello, libro, inchiostro, per il bambino; forbici, coltello, cucchiaio, indumenti, metro, filo e ago, per la bambina. In base a ciò che il bambino o la bambina afferra si può predire il futuro della loro vita. Ad esempio, se il bambino avesse afferrato la carta o il pennello si pensava che sarebbe diventato uno studioso; se la bambina avesse afferrato le forbici o l’ago sarebbe diventata una buona moglie e casalinga. Al giorno d’oggi è ancora un'usanza praticata, ma sono stati aggiunti altri oggetti più moderni, quali lo stetoscopio, la palla da pallacanestro o il microfono.


Abiti: il dolbok

Usanza vuole che, in occasione del doljanchi, il bambino o la bambina indossi abiti dai colori sgargianti, la cui combinazione varia a seconda che si tratti di un maschio o di una femmina. Questo indumento è un particolare tipo di hanbok noto come dolbok (cor: 돌복), utilizzato specificamente per la cerimonia del primo compleanno. 

Il dolbok del bambino consta di un hogeon (cor: 호건), particolare tipo di gwanmo (cor: 관모, copricapo indossato dai giovani coreani in età compresa tra uno e cinque anni) a forma di tigre, il cui intento è quello di allontanare le energie negative e augurare salute e longevità, e un ggachi durumagi (cor: 까치 두루마기, soprabito multicolore), lo strato più esterno dell’hanbok da indossare sopra la jeogori (cor: 저고리, giacca tradizionale coreana) e i paji (cor: 바지, pantaloni). Il dolbok della bambina si compone invece di un gulle (coreano: 굴레), un tipo di sseugae (cor: 쓰개, copricapo tradizionale, popolare in periodo Joseon tra le giovani coreane dell’alta società) decorato con diversi daenggi (cor: 댕기, nastri per capelli); una saekdong jeogori (cor: 색동저고리), giacca corta con maniche multicolore da legare in vita con un fiocco;  una gonna color cremisi. Infine, entrambi i dolbok presentano alcuni elementi comuni: una doltti (cor: 돌띠), una lunga fascia da avvolgere attorno alla vita più volte come augurio di longevità, solitamente la doltti presenta ricchi ricami, raffiguranti la luna, le nuvole e gli alberi di pino, anch’essi augurio di una vita lunga, così come fiori e farfalle, augurio di salute e felicità; e i tarae beoseon (cor: 타래버선), calzini trapuntati con ricami decorativi, stretti intorno alle caviglie con un nastro blu nel caso un maschio, con uno rosso nel caso di una femmina. 

Anche i variopinti colori di cui il dolbok si avvale hanno una propria simbologia, tra cui l’auspicio di buona fortuna. I cinque colori primari sono detti obangsaek (cor: 오방색, cinque colori cardinali) e sono: rosso, nero, blu, bianco e giallo; a loro volta, rappresentano rispettivamente i cinque elementi: fuoco, acqua, legno, metallo e terra, e le cinque direzioni: sud, nord, est, ovest e centro. Questi colori primari si combinano a formarne degli altri, quali verde, azzurro, fucsia, bordeaux e zolfo, combinati tra loro in perfetto equilibrion. L’armonia policroma, o saekdong, al pari dello yin e dello yang, è radicata nell’estetica e nella cultura coreana, e per questa ragione tenuta in alta considerazione durante le occasioni speciali. 

Nonostante le linee guida vigenti dettate dalla tradizione, non sempre il codice di abbigliamento è rispettato al giorno d’oggi, talvolta i genitori preferiscono al vestiario tradizionale abiti occidentali quali un completo giacca e cravatta o una gonna in tulle. È ancora consuetudine, tuttavia, indossare l’hanbok per la sessione fotografica che segue la cerimonia. In questo caso si opta per fotografi professionisti specializzati in foto d’infanzia.

 

Regali: geumpanji (o anello d’oro)

Da che se ne ha memoria in Corea l’oro è il medium più apprezzato per augurare una vita lunga e prospera in occasione di riti di passaggio e ricorrenze varie, specialmente nel caso dei bambini. Per questa ragione è consuetudine, durante il doljanchi, fare dono al festeggiato di un anello d’oro (cor: 금반지, geumbanji), nello specifico compreso tra i 22 e i 24 carati. Questi anelli hanno funzione di talismani, con lo scopo di vegliare sulla crescita del bambino. Ogni famiglia coreana ne possiede in media dai 5 ai 20. Ebbene, questi anelli non volevano essere un regalo puramente vistoso, oltre che di natura simbolica, avevano anche un valore più pratico: era sottinteso che gli anelli potessero venir fusi o venduti, in caso di emergenza, e il ricavato investito a sostenere il futuro del bambino. Se in precedenza conservare gli anelli era l’opzione più gettonata, al giorno d’oggi vendere o ipotecare questi doni sta diventando una pratica sempre più frequente. 

In origine il peso degli anelli era misurato in don (3,75 grammi), tradizionale unità di misura coreana: ciascuno di essi misurava tra 1 o ½ don e a seconda del costo dell’oro il prezzo poteva variare dai 50 ai 60\70$. Quantomeno fino a tre anni fa. Con l’aumento del prezzo dell’oro, in tempi più recenti, doni simili possono arrivare a costare più di 100.000 won. Per questa ragione, se molti coreani antepongono ancora la natura simbolica degli anelli al loro valore materiale, sempre più invitati ai doljanchi optano per regali meno costosi o direttamente contanti, e sempre più famiglie che ricevono in dono gli anelli li rivendono il prima possibile.

 

            Doljanchi oggi

Pur conservando i tratti fondamentali del doljanchi originario, questa pratica è mutata nel tempo inglobando elementi della Corea moderna e ipertecnologica, si pensi alla cerimonia del doljabi, in cui gli oggetti tradizionali vengono sovente sostituiti da un microfono, uno stetoscopio, un mouse etc, o al servizio fotografico allestito dopo la cerimonia classica. 

Nonostante il doljanchi continui a essere una pratica ampiamente diffusa e riverita, la recente situazione economica spinge sempre più famiglie a ridimensionare la festa o a non celebrarla affatto. Se in passato il doljanchi voleva celebrare il traguardo di un anno di vita raggiunto dal bambino, al giorno d’oggi, con la drastica riduzione della mortalità infantile, sempre più giovani vedono in questa ricorrenza una futile ostentazione di benestare e opulenza. In aggiunta a ciò, il doljanchi moderno richiede una spropositata quantità di denaro, tempo e organizzazione, investiti in catering, fotografi e parrucchieri professionisti, spese che molte famiglie non possono o non vogliono sostenere. Queste ragioni e l’attuazione di una legge anti-graft (la quale regola la quantità di denaro donato, ricevuto o investito), hanno spinto sempre più coreani a organizzare doljanchi privati nell’intimità della propria cerchia familiare. 

1)

ENCYCLOPEDIA OF KOREAN RITES OF PASSAGE, National Folk Museum of Korea, 2017.

https://folkency.nfm.go.kr/en/topic/detail/474 


2)

https://folkency.nfm.go.kr/en/topic/detail/107


3)

https://www.nfm.go.kr/k-box/ui/hanbok/child.do;jsessionid=EFFD4D46C9F46C9EA581D6EAA8893429?lang=en#popup24 


4)

https://overseas.mofa.go.kr/it-it/brd/m_8792/view.do?seq=760726&srchFr=&srchTo=&srchWord=&srchTp=&multi_itm_seq=0&itm_seq_1=0&itm_seq_2=0&company_cd=&company_nm=&page=9


5)

https://folkency.nfm.go.kr/en/topic/detail/6953


6) 

https://folkency.nfm.go.kr/en/topic/detail/6954


7)

https://folkency.nfm.go.kr/en/topic/detail/109 


8)

https://artsandculture.google.com/story/vgXBoDKJVZn0LA 


 

Articles & additional sources

*https://web.archive.org/web/20110721182103/http://www.visitseoul.net/en/article/article.do?_method=view&art_id=3101&lang=en&m=0004001001014&p=01

*https://www.korea.net/NewsFocus/HonoraryReporters/view?articleId=194270

*http://world.kbs.co.kr/service/contents_view.htm?lang=e&menu_cate=lifestyle&id=&board_seq=337218

*http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20161020000531

*https://www.nytimes.com/2008/02/28/world/asia/28iht-gold.1.10526570.html?_r=1&

melissa.caruso99@gmail.com
24 Feb 2022
Views 21

1. Topic: Darye

2. Writer: MELISSA ROSARIA CARUSO (Rome Team)

3. Short Explanation: descrizione dello svolgimento della tradizionale cerimonia del tè coreana 

4. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Darye


INTRODUZIONE
La cerimonia coreana del tè o Darye (다례) è una forma tradizionale di cerimonia del tè che viene praticata in Corea. Lo scopo di questa cerimonia è quello di rendere l’offerta e il consumo della bevanda più formale; prevede delle azioni e dei movimenti che sono rigidamente codificati e devono essere correttamente eseguiti affinché la meditazione abbia effetti benefici.

STORIA
L’usanza di bere tè in Corea sembra essere stata introdotta intorno al settimo secolo d.C. ad opera di un ambasciatore di ritorno dalla Dinastia Tang.
Inizi di sviluppo ed utilizzo di questo tipo di cerimonia, secondo alcuni antichi testi coreani, sembrano risalire all’era della hwarang del Regno di Silla.
Sembra che in tempi antichi ci fossero diversi tipi di cerimonia del tè:
- cerimonia del tè del palazzo reale o cerimonia del tè del giorno
- cerimonia del tè buddista
- cerimonia del tè confuciana
È caduta in disuso nella quotidianità, ma negli ultimi anni c’è stata una riscoperta della tradizione del tè, dovuta anche al desiderio di attirare turismo internazionale.

CERIMONIA
Essendo di origini buddiste e parte integrante della “Via del tè”, ovvero un percorso di meditazione in armonia con la natura, fondamentale per la preparazione è trovarsi in uno stato di pace.
A livello pratico si utilizzano, solitamente, dei set da tè, composti da delle tazze con rispettivi piattini, una teiera tradizionale, un recipiente in cui è versata l’acqua che servirà a scaldare teiera e tazze per la preparazione e una ciotola piccola in cui si versa l’acqua per farla raffreddare.

Una persona presiede la cerimonia, preparando e servendo il tè agli invitati.
Si inizia preparando una prima quantità di acqua calda e versandola nella ciotola più grande, che sarà successivamente versata nelle tazze e nella teiera per scaldarle. Appena il tè sarà pronto quest’acqua sarà versata nella ciotola più piccola, contenente l’acqua di scarto.

Una seconda quantità di acqua sarà lasciata rifreddare leggermente, la temperatura e la quantità dell’acqua varieranno in base alla varietà di tè utilizzata.
Viene posto il tè nella teiera e successivamente viene versata l’acqua alla temperatura voluta.

Il tè viene versato direttamente nelle tazze, muovendosi avanti e indietro, fin modo da distribuirlo equamente e non versare in una sola tazza il tè più forte che si trova sul fondo della teiera.

Gli invitati alla cerimonia, solitamente, bevono il tè prendendo la tazza con entrambe le mani: 

  1. si osserva il colore dell’infuso
  2. si inala la fragranza del tè
  3. si assaggia la bevanda con la lingua
  4. si beve apprezzando il retrogusto che lascia in bocca

Con le stesse foglie utilizzate per la prima infusione se ne può realizzare una seconda, con acqua leggermente no calda, procedendo esattamente allo stesso modo.
Le infusioni possono essere varie, in base alla varietà delle foglie utilizzate, il tè verde sembra raggiungere il massimo del suo gusto dopo circa 3 infusioni.

Dopo la prima tazza possono essere offerti dei dolci, prima di proseguire con le successive infusioni.

TÈ TRADIZIONALI

Uno dei tè tradizionali nella cultura coreana è il yujacha, popolare in tutto il mondo, il suo sapore si è modificato con il passare dei secoli, pur continuando a rimanere unico nel suo genere. Si crede che abbia effetti benefici come quello di alleviare i problemi di stomaco ed il suo alto contenuto in vitamina C può aiutare a calmare i mal di testa e le infiammazioni.[4]

Un altro tè della tradizione è il ssanghwacha, che veniva consumato sia la mattina che la sera durante la dinastia Joseon[5]



FONTI

  • http://www.corea.it/cerimonia_del_te.htm
  • https://www.korea.net/NewsFocus/HonoraryReporters/view?articleId=192409
  • https://www.hadong.go.kr/02331/02339/02353.web
  • http://encykorea.aks.ac.kr/Contents/Item/E0055116 http://encykorea.aks.ac.kr/Contents/Item/E0013419
  • https://www.cha.go.kr/cop/bbs/selectBoardArticle.donttId=75579&bbsId=BBSMSTR_1008&pageIndex=1&pageUnit=10&searchtitle=title&searchcont=&searchkey=&searchwriter=&searchdept=&searchWrd=&searchCnd=&ctgryLrcls=&ctgryMdcls=&ctgrySmcls=&ntcStartDt=&ntcEndDt=& mn=NS_01_09_01
irene Carradori
23 Feb 2022
Views 17


Topic: Andong Hahoe Folk Village 안동하회마을
Author: Irene Carradori SAYUL in Italy (Rome)
Short Explanation:  article in italian for Wikipedia Italy about the Andong Hahoe Folk Village World Heritage 안동하회마을 




L’Andong Hahoe Folk Village, in coreano 안동하회마을, è un villaggio tradizionale della dinastia Joseon, situato ad Andong, Gyeongsangbuk-do, in Corea del Sud.

Il villaggio è una parte preziosa della cultura coreana perché conserva l'architettura in stile Joseon, i folclori popolari, i libri di valore e un'antica tradizione di villaggi basati sui clan. L'UNESCO ha aggiunto il villaggio alla lista dei siti del patrimonio mondiale nel 2010. Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO ha, infatti, affermato nel suo documento decisionale che: “Gli eccezionali insiemi di edifici, le loro tradizioni di seduta, pianificazione e costruzione, sono riflessi eccezionali dei sistemi sociali e culturali della dinastia Joseon".

Il nome “Hahoe” (하회, 河回) deriva dalla caratteristica geografica del villaggio circondato dall'ampio fiume curvo. Si dice che il villaggio abbia la forma di un fiore di loto, ed è noto per essere situato in un sito propizio, in quanto ha un ingresso stretto e controllabile ma poi è grande e ampio all'interno, impedendo interventi esterni o calamità naturali. Infatti, uno studioso della School of Practical Learning, o silkak (실학, 實學), Yi Jung-hwan (이중환, 李重煥) (1690-1756), il cui pseudonimo era Cheongdam (청담, 淸潭), lodò il villaggio, dicendo: “Vivere vicino alla spiaggia non è meglio che vivere vicino al fiume. Vivere in riva al fiume non è meglio che vivere vicino a un pozzo. In generale, chi abita vicino a un pozzo dovrebbe abitare vicino a una grande collina in modo da poterci abitare a lungo, in tempi sia di pace che di caos. Le migliori regioni in questo senso sono Dosan e Hahoe nella regione di Yeongnam”. In breve, Hahoe è un buon posto dove vivere.
Anche i membri del clan Pungsan Ryu (풍산 류씨, 豊山 柳氏) consideravano il villaggio di Hahoe un luogo di buon auspicio e vi abitarono nel corso delle generazioni, formandoun vero e proprio clan nello stesso.
Le tradizioni confuciane che sottolineano il valore della lealtà e della pietà filiale hanno profondamente influenzato lo stile di vita della comunità. Ciò ha portato la tradizione di mantenere un jongga ufficiale (종가, 宗家), un capofamiglia nel clan e un jongtaek ufficiale (종택, 宗宅), la residenza tradizionale di quel capofamiglia.

 Oggi, tali tradizioni possono essere viste nella loro pratica di amare e adorare i loro antenati. Lo si vede anche nel loro alloggiamento di tavolette ancestrali e nel fatto che le famiglie si riuniscono per compiere i riti nei periodi opportuni dell'anno. Questi riti ancestrali vengono eseguiti al jongtaek dove il capofamiglia del clan continua a vivere e a portare avanti la linea di sangue della famiglia.

La Chunghyodang House (충효당, 忠孝堂) è una delle residenze jongtaek che si possono ancora trovare nel villaggio. È la casa del capo del clan di Ryu Seong-ryong (류성룡, 柳成龍) (1542-1607), il cui pseudonimo era Seoae (서애, 西厓), il membro più famoso del clan Pungsan Ryu. Era uno studioso confuciano e un importante funzionario di corte che prestò servizio al vertice dello Yeonguijeong (영의정, 領議政) durante il regno del re Seonjo (1552-1608). Dopo la morte di Ryu, i suoi discendenti e seguaci costruirono la Casa Chunghyodang in onore del suo sapere e della sua virtù.

Un'altra casa jongtaek del villaggio di Hahoe legata a questa famiglia è la casa di Yangjindang (양진당, 養眞堂). Questa casa fu costruita in memoria di Ryu Un-ryong (류운룡, 柳雲龍) (1539-1601), il cui pseudonimo era Gyeomam (겸암, 謙唵). Era un fratello maggiore di Ryu Seong-ryong e servì anche come funzionario di corte a metà del periodo Joseon.

Guardando intorno al villaggio, i visitatori possono vedere altri segni correlati del clan Pungsan Ryu, come la casa di Ogyeon jeongsa (옥연정사, 玉淵精舍) dove Ryu Seong-ryong scrisse "Jingbirok" (징비록, 懲毖錄) dopo Il libro era una storia dell'Imjinwaeran (임진왜란, 壬辰倭亂), o delle battaglie nell'anno di Imjin, le invasioni di Joseon da parte di Hideyoshi tra il 1592 e il 1598.

Gli antichi Hanok e le case di paglia possono davvero mostrare lo stile di vita reale dei tempi, in cui l'ambiente naturale circostante e le abitazioni umane erano in perfetta armonia. Al centro del villaggio si trova un albero di zelkoba di oltre 600 anni.

Il Santuario di Samsingdang (삼신당, 三神堂) si trova accanto all'albero dove si svolgono i dongje o rituali tutelari del villaggio (동제, 洞祭) a Jeongwol daeboreum ogni anno, il 15° giorno del primo mese del calendario lunare. Il Santuario di Samsindang è un luogo di credenze popolari dove le persone si riuniscono per adorare la dea Samsin. Si crede che protegga la nascita e la salute dei loro discendenti. Le case si trovano intorno al santuario. A differenza delle case di altri villaggi, ciascuna delle case nel villaggio di Hahoe è costruita in una direzione diversa poiché è progettata per affrontare il fiume.

Un'altra caratteristica del paese è che qui le persone risiedono di generazione in generazione. Alla fine del periodo Joseon, nel villaggio vivevano circa 350 famiglie. Attualmente, un totale di 127 famiglie risiedono all'interno del villaggio. Tra queste, 12 case sono designate come tesori del patrimonio o come importanti siti folcloristici.

La maschera Hahoe-tal è uno speciale oggetto del patrimonio culturale che può essere visto solo nel villaggio di Hahoe. La maggior parte delle maschere coreane tradizionali sono realizzate con una zucca o una ciotola di zucca o con carta. Le persone bruciavano queste maschere dopo aver eseguito un gioco di maschere. Tuttavia, a differenza di tali maschere, le maschere del villaggio di Hahoe sono realizzate in legno, fatte per durare a lungo.




Sources:

Korea.net
https://www.korea.net/NewsFocus/Culture/view?articleId=135173 

Ministry of Culture, Sports and Turism                          
http://www.hahoe.or.kr/english/sub1/sub1.asp

Chiara Vanadia Bartolo
23 Feb 2022
Views 18

Topic: Korean diaspora

Writers: Chiara Vanadia Bartolo (Italy Team Venice)

Short Explanation:  article in Italian for Wikipedia Italy about the Korean Diaspora (immigration of Korean natives from Korea to countries abroad through history)

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Diaspora_coreana

Alessandra Acciarino
23 Feb 2022
Views 15

Topic: Starfield COEX Mall

Writers: Rosa De Monda, Luca Caiazzo, Alessandra Acciarino, Velia Filomena Pepe (Italy Team Naples)

Short Explanation: we wrote an Italian article about the Starfield COEX Mall, one of the most popular tourist destinations in South Korea.

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Starfield_COEX_Mall

Ilaria Lanè
22 Feb 2022
Views 19

Topic: Korean Folk Masks

Writer: Chiara Palumbo, Emmanuela Steffè, Gaia Di Lena, Ilaria Lanè

Short Explanation: 

Wikipedia Article in Italian on Korean Folk Masks and their multiple uses, both of Shamanism, Theatrical dances, Propitiatory rites and much more. The article will both list all the various masks and their fields of use, as well as main events including so masks held in the Korean Peninsula. 

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Maschere_coreane

ALESSIA CAPPIELLO
22 Feb 2022
Views 15

TOPIC: Cibo Tradizionale Coreano ( traditional Korean food) 

WRITERS:Cristiana Barbieri, Chiara Bertolini, Alessia Cappiello (SAYUL in Italy-TEAM SIENA)

SUMMARY: This article talks about Korean food and their preparation. 

https://en.wikipedia.org/wiki/Korean_cuisine

Brigida Altopiedi
21 Feb 2022
Views 19

TOPIC: Relazioni bilaterali tra Italia e Corea

WRITERS: Brigida Altopiedi,  Elena di Santo (SAYUL in ITALY TEAM NAPOLI)

SOMMARIO: questo articolo tratta della nascita, dello sviluppo e funzionamento delle attuali relazioni tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Corea
LINK: https://lacoreaa360.com/italy-korea-relationships/


Economia Coreana

La Corea del Sud è attualmente la quarta economia asiatica e la dodicesima a livello mondiale; è  partire dagli anni ’60, che si è registrata una progressiva crescita economica e sociale che ha portato il Paese a divenire l' undicesima potenza economica al mondo e la quarta in Asia, dopo Cina, Giappone e India. La Corea del Sud rappresenta una delle maggiori economie mondiali. Membro dell’OCSE e del G20, dodicesima per parità di potere d’acquisto e quarta in Asia. La Corea del Sud ha intrapreso una rapida crescita economica e sociale a partire dall’inizio degli anni ’60, diventando rapidamente un Paese ad alto livello di sviluppo. Tra il 1953 e il 2014 il PIL della Corea del Sud è cresciuto in media del 7,3% all’anno. Questo testimonia lo straordinario percorso socio-economico vissuto dal paese. La crescita esponenziale registrata è stata resa possibile grazie ai continui investimenti in capitale umano e all’elevata spesa in Ricerca & Sviluppo.


Rapporti tra l’Italia e la Corea del Sud

La Corea rappresenta il sesto paese esportatore al mondo. Dal 1948 al 2017 le esportazioni annuali sono cresciute in media del 16,1%. Grazie alla sua collocazione geografica e al suo sistema produttivo, è un polo logistico e tecnologico di grande importanza. L’Italia è il terzo partner commerciale in Europa, dopo Germania e Regno Unito, per numero di investimenti in Corea del Sud. Il rapporto economico tra l’Italia e la Corea del Sud è cresciuto in maniera esponenziale nell’ultimo decennio. Le esportazioni italiane sono cresciute del 17,4% nel 2011, del 10,4% nel 2012; dell’11,5% nel 2013 e del 16,3% nel 2014. Ulteriori positivi risultati sono stati registrati nel 2018 In termini di relazioni bilaterali, l'export italiano a Seoul è cresciuto del 10,7%.
Attualmente sono circa cento le aziende italiane in Corea del Sud, prevalentemente attraverso uffici di rappresentanza, filiali commerciali, agenti esclusivi e sussidiarie.
Non sono presenti in Corea branch di banche italiane, ma solo due uffici di rappresentanza di Unicredit e Intesa SanPaolo e la sede di BNP Paribas.
Le imprese coreane presenti in Italia sono circa trenta, e includono tutti i principali gruppi coreani.
Tra le voci principali del nostro export spiccano la meccanica, il comparto moda, quasi tutte le grandi firme della moda italiana sono stabilmente presenti in Corea; i dispositivi elettrici, i prodotti farmaceutici, l’agroalimentare e il settore automobilistico; macchinari e attrezzature, farmaci di base e preparati farmaceutici; prodotti chimici: apparecchiature elettriche e per uso domestico; prodotti di ottica e di orologi.


Relazioni economiche bilaterali tra Italia e Corea

La presenza delle imprese nostrane si è rafforzata grazie anche all’utilizzo dell’e-commerce e alle numerosi accordi e convenzioni che sono stati siglati e promulgate dall’ Unione Europea; tra questi il più importante da un Accordo di Libero Scambio, entrato in vigore nel luglio 2011, che ha previsto la progressiva eliminazione del 98,7% dei dazi all'importazione, il superamento delle barriere non tariffarie al commercio.


Vertice Repubblica Italiana-Repubblica di Corea 17 ottobre 2018:

Il Presidente della Repubblica di Corea Moon Jae-in si è recato in visita a Roma dal 16 al 18 ottobre 2018, dove si è tenuto il vertice con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte,durante il quale ci si è impegnati ambo le parti sulla discussione di questioni di reciproco interesse, comprese le relazioni bilaterali nel loro complesso.
I due leader hanno deciso di implementare i legami mediante una partnership strategica. Si sono, inoltre, impegnati in discussioni approfondite su come promuovere una cooperazione sostanziale negli affari politici e nella difesa nazionale; il progresso del commercio, degli investimenti e della scienza e della tecnologia per risposte congiunte alla Quarta Rivoluzione Industriale; e il miglioramento della comprensione reciproca attraverso scambi culturali e interpersonali.
Basandosi sul partenariato duraturo che si è sviluppato tra i due paesi negli ultimi decenni, basato sui valori comuni di democrazia, diritti umani e stato di diritto, i due leader hanno deciso di comune accordo di elevare le relazioni bilaterali al livello di un partenariato strategico con lo scopo di rafforzare ulteriormente le relazioni e la cooperazione nei settori politico, economico, culturale e scientifico.
Entrambi i presidenti hanno dimostrato un forte sostegno al commercio libero, equo e basato su regole; rafforzeranno ulteriormente il loro comune impegno per l'espansione del commercio reciprocamente vantaggioso, libero e multilaterale.
Inoltre considerando il numero crescente di coreani in visita in Italia e di italiani in visita in Corea, i leader hanno accolto con favore la firma dell'"Accordo sui servizi aerei tra il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica di Corea, che faciliterà la crescita degli scambi bilaterali commerciali, turistici e interpersonali.

Lisa Mortali
18 Feb 2022
Views 24

TOPIC: Ministry of Culture, Sports and Tourism

WRITER: Lisa Mortali 

LINK: https://lacoreaa360.com/ministero-della-cultura-dello-sport-e-del-turismo-della-corea-del-sud/


Il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Corea del Sud (Hangeul: 문화체육관광부) è un’organizzazione governativa che si occupa dei settori del turismo, dell’arte, della cultura, della religione e dello sport. Fondato nel 2008, integra il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo con il Ministero delle Relazioni Pubbliche.

L’organizzazione ha due Viceministri, tre Ministri assistenti, una commissione e più di 60 divisioni.

Il primo Ministro della Cultura è stato lo scrittore Lee O-young; il Ministro attuale è Hwang Hee.

Enti sussidiari come il Museo Nazionale, il Teatro Nazionale e la Libreria Nazionale sono sotto il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo.

 

RESPONSABILITÀ

  • Incoraggiare i cittadini alla cultura e alla creatività
  • Creare una società che viva e lavori in armonia
  • Creare una nazione dinamica, dove tutte le diverse culture locali vengano rappresentate
  • Migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso il sostegno di attività ed eventi culturali, sport, turismo e eventi religiosi
  • Sensibilizzare l’opinione pubblica sull’agenda nazionale attraverso le pubbliche relazioni


STORIA

Originariamente, il Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo era una ramificazione del Ministero dell’Istruzione, istituito nel 1948. Il Ministero dei Trasporti ha poi creato un dipartimento del turismo.

Nel 1961 venne istituito il Ministero delle Informazioni, per l’amministrazione delle arti e della cultura, e nel 1990 vienne trasformato nel Ministero della Cultura.

Nel 1993 il Ministero della Cultura e il Ministero della Gioventù e dello Sport vennero uniti per formare il Ministero della Cultura e dello Sport, rimpiazzato poi nel 1998 dal Ministero della Cultura e del Turismo. Quest’ultimo fu creato in supporto dell’industria dell’intrattenimento, a seguito della ripresa economica della nazione dalla crisi del 1990.

Il 29 febbraio 2008 venne integrato con il Ministero delle Pubbliche Relazioni e prese il nome di Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo.


SERVIZIO DI INFORMAZIONE E CULTURA COREANA

Fondato nel 1971, il Servizio di Informazione e Cultura Coreana è un’organizzazione affiliata al Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo. Agisce per conto del governo della Corea del Sud ed è responsabile dei 32 Centri Culturali Coreani collocati in 27 paesi diversi.

L’obbiettivo dell’organizzazione è quello di migliorare l’immagine della nazione, promuovendo il  patrimonio culturale e artistico coreano attraverso i Centri Culturali.

Nei suoi anni iniziali, il Servizio di Informazione e Cultura Coreana rappresentò anche il Servizio di Informazione Coreano all’Estero e venne usato per la pubblicazione di rapporti di propaganda in lingua straniera.


Gli incarichi principali del Servizio di Informazione e Cultura Coreana sono:

  • Promuovere la diffusione dell’Hallyu e aumentare gli scambi culturali
  • Produrre contenuti promozionali, facilitandone l’utilizzo
  • Promuovere le relazioni cooperative attraverso i media
  • Migliorare il marchio nazionale e pubblicizzare le politiche del governo


LOCAZIONE

La sede principale, precedentemente collocata a Seoul nel distretto di Jongno, ora si trova nel complesso governativo della città di Sejong.


SIMBOLO

Il simbolo dell’organizzazione si ispira al Taegeuk, il simbolo al centro della bandiera sud-coreana, attraverso l’unione dei colori rosso e blu.

I colori della bandiera nazionale rappresentano la cultura della Corea ed esaltano l’impegno del governo nel garantire un futuro radioso alla nazione e ai cittadini.